L’omofilia è la tendenza a non imbattersi mai in idee e punti di vista contrastanti con i nostri. Lo teorizza Giovanni Boccia Artieri e ne da una definizione ben precisa nel suo Stati di Connessione. Il concetto di omofilia non nasce online, ma si accentua attraverso i social network che nonostante siano percepiti come ambienti aperti in realtà non lo sono, ma rappresentano l’estensione di ciò che siamo e ciò in cui crediamo.

Sui social, infatti, stringiamo amicizie con persone simili a noi e seguiamo pagine ed eventi che più ci rappresentano. Tutto questo crea una “cortina di contatti” da cui è difficile uscire e guardare oltre. I contenuti in cui c’imbattiamo, dunque, sono sempre (o quasi) simili ai nostri e combaciano (nella maggior parte dei casi) con quello che pensiamo. Ci lasciamo andare, in questo modo, all’illusione che la nostra idea sia quella giusta e, addirittura, l’unica possibile. Essa, infatti, viene rafforzata ogni volta che un contatto la approva con un like, una condivisione o attraverso un commento. Tuttavia ciò di cui fruiamo online può dimostrarsi in netto contrasto con ciò che viviamo offline.

Il legame con il concetto di dissonanza cognitiva, secondo cui “credenze, nozioni, opinioni esplicitate contemporaneamente nel soggetto in relazione ad un tema si trovano in contrasto funzionale tra loro” introdotto da Leon Festinger nel 1957 all’interno della psicologia sociale è chiaramente collegato al concetto di omofilia, al quale è possibile appellarsi per interpretare il comportamento delle masse di fronte ad un’emergenza come quella del Coronavirus.

In questi mesi, ci siamo arrabbiati, indignati e, talvolta, abbiamo offeso chi – nonostante le informazioni provenienti da fonti ufficiali e Governo – ha preferito fare di testa propria, ignorando consigli e poi anche decreti. Quando le istituzioni dicevano che dovevamo stare calmi, migliaia di persone hanno affollato le corsie dei supermercati per accaparrarsi le provviste necessarie. Quando, invece, la situazione è stata definita “grave” anche dal Governo con decreti e obblighi di rimanere a casa, chiusure di attività e divieto di assembramenti, allora c’è stato chi ha detto “non ci credo, esco lo stesso”. Come si spiega questo comportamento? 

Renato Troffa, docente di Psicologia Sociale all’Università di Cagliari, Roma Sapienza e Roma Lumsa, in un’intervista rilasciata a Vice ha cercato di spiegare proprio questo: come si comportano le masse di fronte ad un’emergenza e perché, a volte, i comportamenti delle persone risultano dissonanti con le indicazioni che gli vengono date.

Primo fattore – la percezione del rischio

Essa nelle masse è molto complessa perché dipende dall’ambiente in cui viviamo – ambiente inteso come cornice di riferimento – e dalle informazioni di rimbalzo che riceviamo dalle persone che abbiamo attorno. Si tratta, come nel caso della propagazione delle fake news, di fiducia e reputazione.

Secondo fattore – l’acquisizione di informazioni

Questa avviene in due modi diversi: da una sorgente centrale rappresentata da notizie e dati oggettivi e da una sorgente periferica, cioè il comportamento degli altri attorno a noi, alla quale ci affidiamo maggiormente se siamo poco competenti su un argomento o se ci interessa poco.

Se i miei amici e conoscenti non sembrano preoccupati e continuano a fare la vita di sempre, lo faccio anche io. Sì, parliamo ancora una volta di omofilia. Ovviamente, anche queste persone hanno paura ma il timore di essere giudicate negativamente dalla società in cui sono immerse, talvolta, può prevalere su di essa.

Terzo fattore – la tendenza a voler sminuire un evento che mette a rischio la nostra quotidianità

Siamo persone abitudinarie – c’è da ammetterlo! – e gli input che maggiormente percepiamo sono quelli che, in un certo senso, ci fanno più comodo.

Insomma, secondo Troffa, condannare le persone che in questo periodo stanno avendo comportamenti poco consoni alle norme da rispettare è poco furbo. Piuttosto –  sempre secondo il professor Troffa – rendere obbligatorie alcune norme potrebbe essere il modo giusto per farle rispettare perché solleverebbe “il singolo dal suo bisogno di attenersi ai giudizi della sua cornice”. 

Fonte: Vice – Perché col coronavirus ci siamo comportati da incoscienti, secondo la scienza

2360cookie-checkOmofilia e dissonanza cognitiva: come si comportano le masse di fronte ad un’emergenza?
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