A chi non è mai capitato di entrare in cucina e aprire d’impulso il frigorifero senza sapere esattamente cosa si stava cercando, ritrovandosi poi a fissare la luce al suo interno pensando a chissà cosa?

Ecco, a volte, noi utilizziamo Facebook proprio in questo modo. Ci entriamo d’impulso, quasi senza rendercene conto e senza un motivo ben preciso. Lo facciamo perché ci siamo abituati così, è diventata una routine e non possiamo farne a meno.

FacebookFacebook è entrato così profondamente nelle nostra vita da diventare parte integrante di essa. Fa parte del nostro vivere quotidiano e, ormai, non potrebbe essere altrimenti.

Un po’ di dati per capirci meglio

Il desiderio di stare sui social supera quello di dormire o riposarsi: 2 miliardi di persone, mensilmente, accedono al proprio profilo Facebook.

Il 34% delle utenti americane dai 18 ai 34 anni accede a Facebook, ogni mattina, prima di andare in bagno, il 21% si sveglia durante la notte per controllare notifiche e messaggi. Addirittura, uno studio svedese ha dimostrato che il 42% degli utenti effettua il login senza rendersene conto o mentre aveva intenzione di fare altro.

Una ricerca dell’Università di Göteborg, in Svezia, ha svelato che gli utenti trascorrono, in media, 75 minuti al giorno online.

Perché usiamo Facebook?

Facebook è, prima di tutto, utile: mette in contatto persone lontane, permette una veloce organizzazione, serve alle aziende per pubblicizzare un prodotto o un servizio. Mixa alla perfezione bisogni e desideri degli utenti.

Ma cos’è che ci rende (davvero) dipendenti da esso? Il bisogno dell’essere umano di interagire e la consapevolezza che nell’interazione con l’altro ognuno di noi definisce e modella la propria identità individuale. Sotto questo punto di vista, Facebook offre l’ambiente ideale: infiniti spunti di conversazione e contesti relazionali all’interno dei quali mettere alla prova la nostra coscienza critica e sperimentare noi stessi.

Nadkarni e Hofman, ricercatori all’Università di Boston, hanno individuato due ragioni fondamentali e complementari che motivano l’utilizzo quasi compulsivo del social network: bisogno d’appartenenza e bisogno di auto-presentazione (ed auto-celebrazione).FacebookContemporaneamente, l’essere umano vuole appartenere ad un gruppo, ad una collettività ma desidera anche parlare di sé, celebrare il proprio io. Entrambi i bisogni trovano piena soddisfazione nell’approvazione degli Altri. Gli utenti di Facebook parlano attraverso “mi piace”, commenti e condivisioni.

Aspetti negativi di Facebook

Se da un lato Facebook è capace di creare aggregazione, dall’altro genera malumore, insoddisfazione e senso d’inadeguatezza.

Alcuni ricercatori dell’Università del Michigan hanno dimostrato, come effetto a lungo termine, che più le persone usano il social network e più si sentono tristi e insoddisfatte della propria vita.

Non tutti gli utenti interagiscono con i propri contatti su Facebook. Alcuni ne fanno uso passivo, comportandosi da semplici fruitori di contenuti. Questo crea un senso di solitudine e di isolamento che rende le persone infelici e dà loro l’impressione di aver sprecato il proprio tempo.

Facebook

Inoltre, spesso, su Facebook prende vita un fenomeno comunemente definito cyber ostracismo: la paura di essere ignorati ed esclusi (e la possibilità di esserlo davvero) derivante dall’attesa di ricevere risposte dopo aver letto “visualizzato” o feedback dopo aver aggiornato il nostro status o la nostra foto profilo.

Facebook

Ma si tratta di un circolo vizioso. Sì, perché se uno studio dimostra che essere connessi con gli altri rinforza i nostri legami e le nostre relazioni, in realtà, molto del nostro tempo online lo trascorriamo costruendo un’immagine di noi stessi che segua i canoni della desiderabilità sociale piuttosto che interagendo e generando collegamenti.

Normalmente, il 30-40% delle conversazioni lo trascorriamo parlando di noi stessi, percentuale che cresce fino all’80% quando interagiamo sui social network.

Tutto questo viene rafforzato ancor di più dalla routine che governa persino il nostro login. Preferiamo di gran lunga i contenuti video o le immagini ad un testo perché richiedono meno sforzo cognitivo.

Insomma, Facebook può trasformarsi in una vera e propria droga e, in quanto tale, gli effetti che produce possono essere devastanti da un punto di vista psicologico ed emotivo. Il meccanismo che si innesca ci fa pensare che andare su Facebook ci farà stare meglio ma poi pensiamo di aver sprecato il nostro tempo.

Si tratta di una continua contraddizione che non rappresenta uno scontro uomo-macchina(o meglio, in questo caso, uomo-social network).

Più che altro è un vero e proprio conflitto tra uomo e uomo. Il primo che non può fare a meno di essere su Facebook, auto-celebrarsi e consumare contenuti in maniera compulsiva e il secondo che vorrebbe sfuggire a tutto questo perché frustrato e angosciato da ciò che crede lo faccia stare meglio.

950cookie-checkPerché non possiamo fare a meno di Facebook?
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