Come nasce “Nel mondo delle Fake News”?

Circa un anno fa ero nell’Aula delle Lauree dell’Università degli Studi di Salerno, con il cuore in gola, tacchi alti e con in mano la mia tesi di laurea: La bufala online – omofilia, fiducia e reputazione.

Mesi di ricerca, di lavoro. Entusiasmo, sorpresa, emozione. Giornate intere passate a leggere libri, saggi, articoli. Confronto, condivisione e crescita. Non solo una tesi sperimentale, ma una delle esperienze professionali e personali più belle della mia vita.

Non è un segreto che la scrittura sia una parte fondamentale della mia vita, chi mi conosce lo sa bene. Per questo, ho deciso, circa un anno dopo, di far diventare la mia tesi un vero e proprio libro.

S’intitola “Nel mondo delle Fake News – Analisi e conseguenze delle bufale su Facebook” ed è una fotografia della società di oggi, del mondo dei social – in particolare di Facebook – i cui confini si confondono con quelli della quotidianità e della realtà che ci circonda.

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Sì, perché il mio lavoro nasce, prima di tutto, da un’esperienza personale: la mia soggettiva e quotidiana fruizione dei social network, in particolare di Facebook. Ogni giorno milioni di utenti da tutto il mondo si collegano al social network, pubblicano e condividono contenuti, cliccano “mi piace”, commentano post e dichiarano di partecipare ad eventi: si mettono in vetrina.

E mentre lo fanno, costruiscono la propria immagine sociale secondo i propri criteri personali. O secondo le regole della porzione di società alla quale vorrebbero appartenere.

Appartenenza è, infatti, la prima parola chiave da cui sono partita.  Il concetto di appartenenza, nel corso della mia tesi, è stato indagato sotto diversi punti di vista. Si parla di appartenenza ideologica, quando si è legati da uno stesso modo di pensare, ma anche di appartenenza territoriale, quando, invece, si è legati dalla condivisione di un luogo geografico, da una vicinanza territoriale, appunto.

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È attraverso questi sentimenti di appartenenza che, in Rete, vengono veicolati e diffusi contenuti di ogni tipo. La propagazione e lo stato di viralità che alcuni di essi riescono ad ottenere si basa sull’assunto che tutto ciò che circola tramite social media e social network sia da ritenere valida e fondata informazione. In realtà, in alcuni casi, questi contenuti non rappresentano altro che quella “cattiva informazione” di cui è pieno il web.

“Facebook ha sempre ragione”: omofilia, fiducia e reputazione

Cosa spinge gli utenti a credere a tutto ciò che Facebook gli propone?

Quali sono i fattori che entrano in gioco durante la fruizione?

Qual è il quadro sociologico che fa da sfondo ai flussi informativi che si sviluppano tramite social network?

Questi sono alcuni dei principali interrogativi che hanno motivato la mia ricerca e ai quali è stato possibile rispondere tramite l’interpretazione e il riutilizzo, in chiave “social”, di tre concetti fondamentali: omofilia, fiducia e reputazione.

Coniugando il mio lavoro di giornalista con la passione per le teorie e le tecniche delle comunicazioni di massa che sfocia, in maniera imprescindibile, in un’analisi delle tendenze generatesi tramite gli ambienti digitali, soprattutto nell’ambito dell’informazione, è nata la necessità di una riflessione su quello che è lo stato dell’arte della diffusione di bufale.

fake news facebookIl primo capitolo traccia una linea continua che collega la struttura e la diffusione di una bufala a partire dal Medioevo fino ai tempi di Internet. Dopo aver analizzato alcuni dei più famosi falsi documentali, le argomentazioni viaggiano verso un contesto più prossimo alla società contemporanea, penetrando nell’epoca del web 1.0.

Nel corso del secondo capitolo, il processo di costruzione e propagazione della bufala online è analizzato alla luce dei fondamentali concetti teorici di omofilia, fiducia e reputazione.

Il terzo capitolo, infine, che rappresenta il nodo pratico ed, effettivamente, sperimentale dell’intero lavoro, è dedicato all’analisi approfondita di alcuni cases study e alla definizione delle tipologie di bufala diffuse su Facebook.

Lo stato dell’arte e le prospettive future

Partendo da un contesto di aggregazione territoriale – tramite i gruppi cittadini su Facebook – e poi proseguendo attraverso un tipo di aggregazione ideologica, ho definito le caratteristiche comuni
dei contenuti falsi che si propagano all’interno del social network – articoli, appelli, avvisi – per poi rintracciare i principali atteggiamenti riscontrati negli utenti.

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L’ultima parte del lavoro si concentra su alcuni progetti sperimentali nell’ambito del fact-checking.

Ne sono un esempio Emegent, un progetto ideato dal giornalista ed informatico Craig Silverman, che punta alla verifica dei contenuti in tempo reale oppure l’impegno di alcuni colossi, come Google, che stanno rilasciando alcune applicazioni per la verifica istantanea dei contenuti trovati tramite lo stesso motore di ricerca.

Ora, se vi ho incuriosito almeno un po’ e volete saperne di più sul mio libro, potete cliccare qui > Nel mondo delle Fake News – Analisi e conseguenze delle bufale su Facebook.

Aspetto i vostri feedback!

1030cookie-check“Nel mondo delle Fake News”: come nascono le bufale su Facebook?
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