Se vi state chiedendo se questa è la trama di una nuova puntata di Mr. Robot, allora siete fuori strada: il New York Times ha davvero deciso di aprire un sito nel dark web. dark web

Il motivo? Questo spazio virtuale sta diventando un mezzo prezioso per proteggere dati e informazioni rilevanti e per rendere invisibile il traffico informatico di giornalisti ed attivisti.

Attraverso il web, ogni nostro percorso è facilmente tracciabile, ogni nostro click è conoscibile,ogni nostra visita a siti e pagine è monitorata e archiviata. Se cerchiamo su Google “borsa nera di pelle con borchie”, i banner che Facebook ci mostrerà per i giorni a seguire riguarderanno proprio quella nostra ultima ricerca.

È spaventoso ma anche affascinante. Tuttavia, esiste un modo per non lasciare traccia e il New York Times ha deciso di sfruttarlo.

Procediamo per gradi.

Cos’è (esattamente) il dark web?

Il dark web – web oscuro, appunto – è un luogo-non luogo digitale che si raggiunge tramite software e configurazioni specifiche. 

Uno di questi software è Tor (The Onion Router) che letteralmente indica il percorso “a cipolla”, a strati che permette agli utenti di non lasciare traccia della propria navigazione in Internet. dark web

Tecnicamente, su una rete Tor, il traffico dati non circola in maniera “tradizionale”, dal client al server. Viene veicolato e segmentato in un circuito virtuale crittografato che lega un notevole numero di Onion Router. 

Un Onion Router è un nodo della rete Tor e viene reso disponibile da un utente che mette a disposizione parte della sua banda.

Tutto questo confonde chi cerca di controllare il traffico informatico e rende impossibile tracciare una linea del percorso intrapreso da un utente che sta usando la rete Tor.

Ora, è chiaro che questo tipo di software viene utilizzato soprattutto per scopi criminosi. All’interno del dark web ci sono siti che vendono di tutto – armi, droga, persone – difficilmente tracciabili. Allo stesso modo, anche gli utenti che visiteranno questi siti o acquisteranno merce da essi, effettuando un percorso a cipolla, non lasceranno traccia di sé.

Parallelamente, il dark web e Tor rappresentano una vera e propria risorsa per proteggere la privacy degli utenti e per assicurare la possibilità di effettuare comunicazioni senza che esse vengano monitorate.

Privacy e giornalismo indipendente

Ora è più chiaro perché un colosso dell’editoria mondiale come il New York Times abbia scelto di approdare sul dark web?

I contenuti creati e veicolati dal NYT raggiungono e vengono letti da tutto il mondo e si tratta di articoli che riguardano argomenti caldi, inchieste e notizie politiche. La possibilità di pubblicare e leggere qualsiasi tipo di contenuto in modo anonimo favorisce il proliferare di un giornalismo veramente indipendente e slegato da logiche di potere e subordinazione.

Proteggere la privacy degli utenti di tutto il mondo significa anche eludere quegli strumenti di controllo che sono motivo di isolamento sociale per gran parte della popolazione, soprattutto nei paesi che non garantiscono i diritti civili.

La libertà di informarsi e di documentarsi su notizie che riguardano governo, politica e istituzioni è sacrosanta e questo sembra un ottimo modo di salvaguardarla.

Da sempre dalla parte dell’indipendenza

Ma il NYT lavora da anni per garantire indipendenza, privacy e libertà d’opinione e di stampa.

È stato il primo quotidiano di spessore a creare un sistema per ricevere segnalazioni anonime, ad esempio. A marzo 2017, ha assunto in redazione Runa Sandvik, hacker, giornalista e attivista che si occupa di cyber security. Grazie a lei il NYT ha messo a punto e reso disponibili una serie di canali per far sì che cittadini ed informatori di tutto il mondo possano mettersi in contatto con la redazione e segnalare notizie di interesse pubblico.

Fonte: Agi.it

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